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Tag: gravidanza

Incontri informativi gratuiti sulla genitorialità

Uno spazio gratuito di apprendimento, un’occasione di confronto tra genitori e professionisti e un momento di ascolto per mamme e papà alle prese con il nuovo bebè!

Gli incontri informativi gratuiti sulla genitorialità hanno lo scopo di creare uno spazio di condivisione tra mamme, papà e gli esperti del settore nelle varie tematiche che interessano le prime fasi della vita del bambino.

Gli incontri si terranno presso la sede del Centro Il Tulipano in via Sciadonna 9/A e avranno una durata di circa due ore ciascuno. Sono aperti a tutti, ma è necessario prenotarsi per garantire un’organizzazione ottimale da parte del Centro scrivendo una mail a centro.iltulipano@gmail.com oppure telefonando alla responsabile del progetto dott.ssa Criscuolo 3931617222.

15.02.2020 | ore 15:30 | Negoziazione e gestione dei conflitti tra neogenitori

L’incontro, a cura delle Dott.sse Criscuolo e Stefanile, psicologhe e mediatrici familiari, approfondirà il tema della genitorialità nei diversi momenti evolutivi della coppia e del bambino. Verranno affrontati i temi di maggiore complessità all’interno della coppia genitoriale (alimentazione, educazione, lavoro e tempo libero) e le possibili strategie di negoziazione e gestione del conflitto. Ampio spazio sarà dato alle esperienze dirette dei partecipanti e alla discussione di gruppo.

22.02.2020 | ore 15:30 | Gioco e linguaggio nei primi anni di vita del bambino

L’obiettivo dell’incontro presentato dalla Logopedista Dott.ssa Del Pinto e dalla Neuropsicomotricista Dott.ssa Puntillo è sensibilizzare circa le situazioni di ritardo del linguaggio nel bambino piccolo e mostrare come il gioco, nelle sue evoluzioni, sia tra i più importanti prerequisiti per l’emergere del linguaggio e come le due competenze procedano parallelamente nel corso dei primi anni di vita del bambino.

07.03.2020 | ore 15:30 | Alimentazione e ciclo di vita del bambino

L’incontro, a cura della Dott.sa Criscuolo, psicologa, e della Dott.ssa Cinelli, biologa nutrizionista, affronterà il tema dell’alimentazione in età pediatrica rispetto alle tappe evolutive del bambino e della famiglia. Partendo dall’allattamento, verranno illustrati i momenti più critici che la coppia genitore-bambino affronta e le possibili strategie da adottare, attraverso un’ottica che integra gli aspetti relazionali e le esigenze alimentari. Verranno inoltre approfonditi i correlati comportamentali legati all’assunzione di specifici alimenti (es. zuccheri e/o carboidrati) e verrà lasciato spazio a eventuali domande e approfondimenti sui temi che maggiormente interessano i partecipanti.

14.03.2020 | ore 15:30 | Vita perinatale: aspetti psichici ed emotivi

A cura della Dott.ssa Scampoli, psicologa psicoterapeuta, l’incontro si concentrerà sulle esperienze immediatamente precedenti e successive la nascita. Verranno toccati temi relativi a nascite premature, lutti perinatali, interruzioni di gravidanza per favorire la condivisione di esperienze anche difficili e complesse. Molto spazio verrà dedicato al racconto di esperienze personali e non, a domande e perplessità su tutti gli aspetti psichici ed emotivi relativi ai temi proposti.

Alimentazione e stili di vita per la salute preconcezionale

La salute preconcezionale è importante per la gravidanza, la salute della coppia e del nascituro

La salute preconcezionale, cioè quella che riguarda il periodo precedente il concepimento, è un fattore di estrema importanza per garantire un normale decorso della gravidanza, ridurre il rischio di Esiti Avversi della Riproduzione (EAR) e assicurare un buono stato di salute sia della mamma che del futuro nascituro.

Una coppia in età fertile che inizia a pensare alla costruzione della propria famiglia dovrebbe occuparsi ancora di più della propria salute ed in particolare dovrebbe mettere in atto alcuni comportamenti protettivi e preventivi (Per saperne di più visita www.mammainforma.it). Di seguito le principali raccomandazioni per la coppia nel preconcezionale.

Stato nutrizionale e alimentazione

E’ importante mantenere un peso corporeo nella norma ed in generale uno stato di nutrizione ottimale. Una malnutrizione per difetto o per eccesso può causare problemi di fertilità, sia nell’uomo che nella donna, problemi durante la gravidanza e incidere sulla salute del feto e del futuro bambino. Adottare un’alimentazione variata di stampo mediterraneo, cioè ricca di alimenti vegetali, come frutta, verdura e legumi, che comprende buon consumo settimanale di pesce (soprattutto azzurro), è importante per la popolazione generale e in particolare per chi progetta di avere un figlio.

Acido folico: pertutte le donne in età fertile è raccomandata l’integrazione quotidiana con 400mcg di acido folico così come l’aumento del consumo di alimenti naturalmente ricchi in folati tra cui: asparagi, broccoletti, rape rosse, bieta, indivia, arance, mandarini, kiwi, fragole, lenticchie, fave. Una folatemia adeguata nella donna in attesa è importante per ridurre il rischio di difetti del tubo neurale, come anencefalia e spina bifida, e altri EAR. Un intervento preventivo è fondamentale in quanto la formazione del tubo neurale avviene nel primissimo periodo di gestazione, fase in cui generalmente la donna non sa ancora di essere incinta.

Attività fisica: uno stile di vita attivo secondo le raccomandazioni OMS è estremamente importante per uno stato di salute ottimale, anche nel periodo preconcezionale  (https://www.who.int/dietphysicalactivity/factsheet_recommendations/en/).

Fumo: è importante l’astensione al fumo della coppia che progetta una gravidanza. L’abitudine al fumo riduce la fertilità sia nell’uomo che nella donna, inoltre sia quello attivo della mamma che quello passivo del papà posso avere effetti diretti sulla salute del feto e del bambino in seguito.

Alcol: nella popolazione generale e in particolare in età fertile è estremamente importante ridurre il consumo di alcol ed evitare il binge drinking, a causa dell’incrementato rischio di infertilità e EAR. In particolare nella donna nel periodo prima del concepimento è importante astenersi il più possibile dall’assunzione di bevande alcoliche, il periodo del concepimento e le prime settimane di gestazione rappresentano il momento di maggiore vulnerabilità per il feto. Una volta a conoscenza della gravidanza la donna deve astenersi completamente dal consumo di alcol.     

Malattie croniche: in caso di malattie come diabete, ipertensione, epilessia è necessario rivolgersi al medico prima di intraprendere una gravidanza. In particolar modo è importante condividere e valutare la gestione della terapia farmacologica.

Oltre a ciò è importante, ove necessario effettuare dei controlli medici. Per esempio per le donne è raccomandato lo screening per la rosolia e ove necessario un intervento di immunizzazione. Data l’importanza della salute preconcezionale, i nuovi LEA hanno incluso una classe di esami  e prestazioni per la coppia specifici per il periodo antecedente il concepimento (http://www.salute.gov.it/BancheDati/anagrafi/GDA).

Bibliografia:

Stephenson, J., Heslehurst, N., Hall, J., Schoenaker, D. A., Hutchinson, J., Cade, J. E., … & Kumaran, K. (2018). Before the beginning: nutrition and lifestyle in the preconception period and its importance for future health. The Lancet391(10132), 1830-1841.

Dott.ssa Giulia Cinelli

Biologa Nutrizionista
Esperta in Nutrizione Pediatrica e Personalizzata

http://www.centroiltulipano.com

L’alimentazione nei primi anni di vita

L’alimentazione di un figlio nei primi 1000 giorni è un fattore cruciale per il benessere della mamma e del piccolo in quanto i primi anni di vita rappresentano un periodo estremamente importante per garantire un adeguato sviluppo del bambino. Il conto dei 1000 giorni comincia a partire dall’inizio della gravidanza e si prolunga per i primi due anni di vita del bambino.

Se vuoi saperne di più sull’alimentazione prima e durante la gravidanza puoi leggere anche Alimentazione in gravidanza: cosa favorire e cosa evitare?

Quali sono i punti fondamentali che caratterizzano l’alimentazione dalla nascita al compimento del 2° anno di vita?

Allattamento al seno

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento al senso esclusivo (senza l’introduzione di altri solidi o liquidi) per i primi 6 mesi di vita, essendo il latte materno un alimento “su misura” per il piccolo, garantendo l’apporto di tutti i nutrienti necessari, nelle giuste quantità e proporzioni. La composizione del latte materno è, infatti, irripetibile, dinamica, cambia adattandosi fisiologicamente alle necessità del piccolo durante la crescita ed è indispensabile per la costruzione delle difese immunitarie nonché di un’adeguata flora batterica intestinale.

L’allattamento al seno, inoltre, ha innumerevoli benefici anche per la mamma: 1) aiuta a perdere il peso accumulato in gravidanza, le riserve adipose sono, infatti, indispensabili fonti energetiche che l’organismo utilizza per la produzione di latte; 2) riduce il rischio di alcune forme di tumore al seno, all’endometrio e all’ovaio; 3) protegge contro malattie cardiovascolari.

Non dimentichiamoci, infine, che il latte materno è gratuito, pratico, igienicamente sicuro, sempre pronto e alla giusta temperatura.

Quali sono i consigli per le mamme?

  • I consigli per le mamme sono:
  • non fermarsi ai primi tentativi: la produzione del latte viene stimolata ogni qual volta il bambino si attacca al seno.
  • non esitare, in caso di difficoltà, a chiedere aiuto a figure esperte e competenti a cui è possibile rivolgersi per chiedere supporto e assistenza, anche a domicilio.

Svezzamento: tempi e modalità

Oltre i primi 6 mesi di vita il latte materno non è più sufficiente a coprire i fabbisogni energetici e di nutrienti del bambino ed è necessario l’introduzione di alimenti complementari. In particolare, le Linee Guida dell’ESPGHAN (European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition) suggeriscono di non iniziare l’alimentazione complementare prima dei 4 mesi.

Lo svezzamento è un momento importantissimo non solo per garantire il giusto accestimento, ma anche per lo sviluppo del gusto del bambino, naturalmente propenso verso la preferenza di sapori dolci, e la prevenzione di comportamenti alimentari selettivi. È bene dunque sfruttare questo momento per variare il più possibile la tipologia e la consistenza degli alimenti introdotti, senza fermarsi al primo rifiuto. In particolare è bene fare attenzione all’introduzione di frutta e verdura, anche quelle dai sapori meno graditi, e di legumi, fonte proteica vegetale da sostituire a carne, pesce, formaggi e uova.

Il secondo semestre di vita del piccolo è, dunque, importante per arrivare a costruire passo dopo passo un’alimentazione regolarmente ripartita su cinque pasti di cui tre principali e due spuntini. Attenzione però alle porzioni, che devono sempre essere adeguate per l’età!

Per tutto il primo anno di vita si consiglia: 1) di continuare l’allattamento materno, nel caso in cui fosse ancora presente; 2) di evitare l’aggiunta di sale e zucchero; 3) di evitare l’introduzione di latte vaccino, consigliato solo dopo il compimento dell’anno in quanto alimento povero di ferro ma ricco in energia, proteine e grassi.

Quali sono i consigli per i genitori?

  • Fare attenzione non solo alla quantità ma anche alla qualità di quello che viene proposto al piccolo
  • Cercare di non preoccuparsi solo se il bambino mangia poco, occhio anche agli eccessi (è bene ricordarsi che le porzioni non possono essere quelle di un adulto)
  • Fare attenzione alla pressione a finire il pasto: i bambini in questo periodo devono acquisire il senso di autoregolazione negli apporti di cibo
  • Ricordarsi che i genitori sono il primo esempio per il piccolo, anche nelle scelte alimentari
  • Fare attenzione a quello che viene offerto fuori pasto

 

Per maggiori informazioni:

http://www.quadernidellasalute.it/portale/news/p3_2_6_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=campagne&p=dacampagne&id=106

www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_303_allegato.pdf

World Health Organization, & UNICEF: “Global strategy for infant and young child feeding.” World Health Organization, 2003. [whqlibdoc.who.int/publications/2003/9241562218.pdf]

Fewtrell M, Bronsky J, Campoy C, Domellöf M, Embleton N, Fidler Mis N, Hojsak I, Hulst JM, Indrio F, Lapillonne A, Molgaard C: Complementary Feeding: A Position Paper by the European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology, and Nutrition (ESPGHAN) Committee on Nutrition. J Pediatr Gastroenterol Nutr 64:119-132, 2017.

 

 

Dott.ssa Giulia Cinelli

Biologa Nutrizionista

Esperta in Nutrizione Pediatrica e Personalizzata

www.centroiltulipano.com

 

Massaggio Donna – PROMOZIONE NOVEMBRE

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La promozione è rivolta alle sole DONNE ,anche a coloro che si trovano in gravidanza. Contatta il centro oppure scrivi una mail e prendi subito un appuntamento. La promozione è valida solo fino al 30 novembre!

Affidarsi è ancor più che dare fiducia, è il mettersi nelle mani di qualcuno: mani giuste, non mani a caso. Mani che pensano.

ESSERE GENITORI – Corso multidisciplinare di accompagnamento alla nascita e supporto alla coppia nei primi mesi.

Il corso di accompagnamento alla nascita e alla genitorialità ha la finalità di essere un supporto per i futuri genitori nel momento più bello e più delicato della vita: la nascita di un figlio. Durante il corso verranno fornite tutte le informazioni per vivere l’attesa serenamente, affrontando senza timori e con la giusta consapevolezza il processo di cambiamento.

Se volete saperne di più vi invitiamo all’ OPEN DAY nella data che troverete sulla locandina. Durante questa giornata i professionisti avranno modo di presentarsi, di rispondere a domande e quesiti riguardanti il corso e per chi vorrà partecipare verranno annotate le iscrizioni

  • IL CORSO È  ATTIVO DURANTE TUTTO L’ANNO, CON DIVERSE DATE E POSSIBILITÀ DI INSERIMENTO NEI GRUPPI, PER DAR MODO A TUTTE LE COPPIE DI PARTECIPARE
  • IL CORSO È STRUTTURATO IN DUE MODULI AI QUALI È POSSIBILE PARTECIPARE PREVIA ISCRIZIONE. IL COSTO PREVISTO  È  DI 20 EURO AD INCONTRO, PER CHI DECIDERÀ DI PARTECIPARE AD ENTRAMBI I MODULI IL COSTO SARÀ DI 18 EURO AD INCONTRO.

I modulo: segue le linee guida del Ministero della Salute:” le donne devono ricevere informazioni sulla gravidanza, sulle modalità di parto, sull’allattamento al seno e sulla cura del bambino”. E’ rivolto alla coppia: mamme e papà; è strutturato in sette incontri con cadenza settimanale e si svolge generalmente negli ultimi due mesi di gestazione, con la finalità di accompagnare e fornire informazioni utili per arrivare al momento del parto con la giusta consapevolezza dei propri vissuti emotivi e del proprio corpo, per gestire al meglio un momento così importante da un punto di vista fisico e psicologico.

II modulo: poiché l’esperienza della genitorialità inizia concretamente nel momento in cui nasce il figlio, il secondo modulo avrà inizio dopo la seconda settimana dalla nascita. È rivolto alla coppia: mamma e papà; è strutturato in sette incontri con cadenza quindicinale e con la finalità di offrire informazioni pratiche sulla cura e il benessere psicofisico del bambino e della famiglia, già nelle primissime settimane, con l’importante funzione del gruppo per condividere i vissuti emotivi che accompagnano la famiglia e la coppia.

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Baby Blues e Depressione post-partum: lo stigma del non poter mai essere tristi

I giorni che seguono la nascita di un figlio, rappresentano una fase delicata nella vita di una donna, del suo compagno e del loro neonato. È uno dei passaggi più importanti all’interno di una coppia, definito come “il momento più felice”, ma porta con sé anche aspetti di criticità, che non bisogna sottovalutare. Coinvolge fattori emozionali, fisiologici, psicologici, attiva nuove relazioni e cambiamenti di ruolo, tutti elementi che influenzano la salute della mamma e del bambino, con conseguenze sul benessere dell’intero nucleo familiare.
There is not such a thing as an infant“, ovvero, “Non esiste il bambino come una cosa a sé” (Winnicott, 1940). Con queste parole, lo psicoanalista inglese Donald Winnicott, sintetizza il suo pensiero rispetto all’importanza, fin dall’inizio, degli scambi tra la madre-ambiente e il bambino. Secondo questi presupposti è chiaro, quanto la salute della madre e dell’ambiente giochino un ruolo determinante per uno sviluppo armonico del bambino.
Oggi, nonostante la grande attenzione data al periodo della gravidanza, vige ancora forte lo stigma nell’ammettere che ci si può sentire tristi, dopo aver dato alla luce un bambino. Le mamme sentono la pressione sociale di dover essere felici, per questa ragione non parlano dei propri sentimenti e anzi li vivono con enorme vergogna e solitudine. Una delle grandi opportunità, per arginare questo fenomeno è sicuramente l’informazione. Partiamo proprio cercando di far chiarezza su due condizioni, con caratteristiche simili, ma decorsi differenti. Parliamo di baby blues (o maternity blues) e di depressione post partum, termini molto usati e diffusi, ma che generano ancora confusione.

Cos’è il Baby Blues o il Maternity Blues?
È un disturbo piuttosto diffuso, ma transitorio e di lieve entità. Colpisce la grande maggioranza delle madri, il 60-80% e il suo esordio avviene nella prima settimana dopo il parto, di solito il terzo o quarto giorno dopo la nascita. In questa fase la donna ha un brusco calo ormonale, che incide molto sul tono emotivo. I sintomi riguardano: sentimenti di inadeguatezza nei confronti del neonato, sensazione di non sentirsi più sé stesse, irritabilità, tristezza, mancanza di concentrazione, labilità emotiva con crisi di pianto senza motivo apparente, difficoltà a dormire, perdita di appetito e calo ponderale. Possono perdurare fino a due, tre settimane ma tendono a scomparire spontaneamente con il passare dei giorni. Spesso le madri ignare di questa condizione, vanno in allarme, creando così uno stato di angoscia ancora più profondo, per questo è giusto sapere che è una condizione comune e del tutto passeggera.

Cos’è la Depressione post-partum?
La depressione post partum è una vera e propria condizione patologica, che rientra nei disturbi dell’umore e colpisce il 10-15% delle donne (Società italiana di Ginecologia e Ostetricia: SIGO, 2008). È uno stato che emerge più frequentemente dopo la nascita del primo figlio e insorge nelle quattro, sei settimane successive al parto. Secondo i dati del 2013 del Ministero della Salute, l’incidenza in Italia è prevalentemente nel primo trimestre dalla nascita del bambino.
Spesso i sintomi sono tenuti nascosti per motivi di vergogna, arrivando così a consultazione quando la sintomatologia risulta già conclamata. Il disturbo si manifesta con: un umore depresso, eccessiva preoccupazione, ansia, astenia, irritabilità; difficoltà a concentrarsi o prendere decisioni, sentimenti di colpa, disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), disturbi dell’alimentazione, facile faticabilità, perdita di interesse e piacere anche nelle attività quotidiane e pensieri pessimistici.
Alcune madri, inoltre, sentono il bambino come un peso, hanno difficoltà a tollerare le emozioni ambivalenti o negative nei confronti del piccolo oppure ad accudirlo e a rispondere ai suoi bisogni fisici e relazionali, con un conseguente sentimento di inadeguatezza e di colpa. Tale disturbo ha un impatto sulla donna, sul bambino, sulla coppia e soprattutto sulla relazione madre-bambino. Per questo, risulta fondamentale poterne parlare liberamente e avere il coinvolgimento e il sostegno da parte dei familiari.

Che differenza c’è tra le due condizioni e come distinguerle?
Il Baby Blues:
– si manifesta nella prima settimana dopo il parto;
– i sintomi sono transitori e vanno in remissione completamente entro circa 15 giorni dopo il parto;
– causato principalmente dalle sollecitazioni psicologiche ed ormonali (cali di estrogeno e progesterone);
– non ha conseguenze sulla relazione madre-bambino;
– non è previsto un intervento specifico, di solito basta aspettare che i sintomi vadano in remissione spontanea dopo qualche settimana. Qualora se ne sentisse la necessità è consigliabile una consulenza psicologica di sostegno, per affrontare nel modo migliore il periodo difficile, anche se transitorio.

La Depressione Post-partum:
– si manifesta nelle quattro, sei settimane dopo il parto;
– i sintomi sono patologici e più gravi, persistono oltre i 10-15 giorni e compromettono il funzionamento della mamma;
– disturbo psicologico ad eziologia multifattoriale: variabili biologiche, ambientali e psicosociali;
– produce una limitazione nell’espressione dell’affettività, c’è la tendenza ad interpretare negativamente il comportamento del bambino e una ridotta responsività ai suoi segnali, interferendo in modo significativo sulle funzioni di accudimento genitoriale;
– in questa situazione bisogna contattare uno specialista è progettare l’intervento più indicato. È necessario di solito un intervento multidisciplinare: un percorso psicoterapeutico integrato ad un trattamento farmacologico, soprattutto se i sintomi sono di notevole gravità.

Quali consigli si possono dare? Quali gli errori da evitare?
È importante la capacità di resilienza della donna in primis, ma le figure che vivono in stretta relazione con la mamma hanno un ruolo molto importante. Possono accorgersi di cambiamenti nel comportamento e nell’umore ed intervenire, qualora la donna non riuscisse a chiedere aiuto da sola. Sono una grande risorse per la mamma, possono offrire un sostegno emotivo, validando i suoi vissuti e concreto nella gestione del bambino e della casa. Bisogna evitare di sminuire il malessere e di criticare il comportamento della donna, tali atteggiamenti potrebbero farla sentire ancora più in colpa e inadeguata, aggravando la sintomatologia.
Detto ciò la cosa più importante, se i sintomi dovessero peggiorare e far sospettare una depressione è chiedere aiuto ad uno specialista, senza pensare che sia una cosa vergognosa o eccessiva, ma anzi una scelta responsabile per il benessere di tutti, soprattutto della mamma e del piccolo. Intervenire tempestivamente vuol dire non far perdere alla mamma dei momenti molto importanti, vuol dire aiutare la relazione tra questa e il bambino ed evitare conseguenze negative nello sviluppo. Dobbiamo iniziare a pensare alla maternità non solo come momento di estrema gioia, ma anche come momento che può portare a stare male. Sapere di potersi sentire così, che è possibile, consente di ridurre il senso di solitudine e vergogna e anzi, di chiedere più facilmente aiuto.

Dott.ssa Roberta Mattone
Psicologa clinica
www.centroiltulipano.com

Alimentazione in gravidanza: cosa favorire e cosa evitare?

La gravidanza è un stato fisiologico della vita di una donna in cui un’alimentazione equilibrata risulta essere la chiave per garantire il miglior stato di salute per la mamma ed il piccolo.

Prima di iniziare a parlare di quale siano i principali accorgimenti da considerare nei tre trimestri che ci accompagnano al momento del parto, facciamo un passo indietro e spendiamo qualche parola su quello che viene comunemente chiamato “periodo pre-concezionale”. Si intende con questo termine il tempo che intercorre tra il momento in cui la donna è aperta alla procreazione ed il momento del concepimento. Un periodo dunque non sempre definibile con precisione, soprattutto nei casi in cui la gravidanza non sia programmata, nel quale però le scelte della futura mamma risultano molto importanti per il futuro sviluppo fetale. Generalmente non si è a conoscenza nello stato gravidico prima della terza settimana dal concepimento, per tale ragione vengono raccomandati in maniera generalizzata, a tutta la popolazione femminile in età fertile, alcuni comportamenti preventivi.

Il primo accorgimento riguarda il peso corporeo. È infatti consigliato intraprendere una gravidanza in condizioni di normopeso, generalmente questo vuol dire ricadere in un indice di massa corporea (IMC, rapporto tra peso in kg e statura in metri elevata al quadrato) compreso nell’intervallo tra 18,5-24,9. Una condizione materna di sovrappeso o obesità ad inizio gravidanza è, infatti, associata ad un maggior rischio per il bambino di basso/alto peso alla nascita e di sviluppare in futuro malattie cardiovascolari ed obesità.

In secondo luogo nel periodo precedente il concepimento è raccomandato un supplemento di 400 microgrammi/die di acido folico, in aggiunta ai folati naturalmente assunti con l’alimentazione quotidiana (se ricca di con verdure a foglia verde come carciofi, broccoli, asparagi, spinaci, lattuga e legumi come fagioli, ceci). La motivazione per una raccomandazione di questo tipo nasce dal fatto che fisiologicamente il tubo neurale nell’embrione si chiude intorno al 28° giorno di gestazione ed i folati costituiscono una vitamina essenziale per garantirne un corretto sviluppo. Per raggiungere un livello plasmatico di folatemia ottimale al momento del concepimento, tale da ridurre il rischio di spina bifida o di altre patologie del tubo neurale alla nascita, la supplementazione dovrebbe coprire in maniera continuativa e costante almeno i tre mesi precedenti la gravidanza.

Per la stessa motivazione, ovvero per garantire un’adeguata formazione della ghiandola tiroidea, è bene evitare carenze di iodio già nel periodo precedente la gravidanza. Una delle strategie per incrementare l’introito di questo micronutriente è l’utilizzo del sale iodato, come suggerito dalle Linee Guida del Ministero della Salute.

In ultimo sarebbe auspicabile limitare, e preferibilmente eliminare, il consumo di alcol, non eccedendo comunque la soglia di un’unità alcolica giornaliera (es. 1 bicchiere di vino da  ml, o un boccale di birra da 330 ml), come indicato dalle Linee Guida Nazionali.

Quando invece la gravidanza è già in atto, qual è l’alimentazione più adeguata da seguire?

La frase più comune detta ad una mamma in dolce attesa è: “mi raccomando, ora devi mangiare per due!”. In realtà non è proprio così, l’incremento energetico, necessario a partire dal secondo trimestre, è modesto (circa 400 kcal/die in più) e deve avere come obiettivo un incremento di peso graduale e non eccessivo nel corso dei nove mesi. In particolare le ultime Linee Guida dello IOM (Institute of Medicine) suggeriscono un differente incremento ponderale a seconda dello stato nutrizionale di partenza della gestante.

In condizioni inziali di sottopeso (IMC<18.5) ci si auspica un incremento totale dai 12,5 ai 18 kg; se partiamo invece da una condizione di normopeso (IMC tra 18.5 e 24.9) l’incremento ponderale dovrebbe oscillare tra 11,5 e 16 kg; in caso di sovrappeso l’aumento dovrebbe essere compreso tra 7 e 11,5 kg; infine se la futura mamma parte da una condizione di obesità non dovrebbe acquistare più di 5-9 kg.

Il regime alimentare più indicato in stato “interessante” non si discosta in realtà da quello della popolazione generale e fa riferimento al modello mediterraneo, ripartito in maniera equilibrata in termini di macronutrienti. È importante dunque: garantire il giusto apporto di carboidrati complessi, come pane, pasta, cereali a chicco, da preferire integrali, nei tre pasti principali; rispettare le 5 porzioni giornaliere di frutta e verdura; evitare dolci e bevande zuccherate; bere almeno 2 litri di acqua al giorno; alternare le fonti proteiche di origine animale e vegetale, con una particolare attenzione positiva al consumo di pesce e frutta secca per il loro contenuto in omega 3, importanti per il corretto sviluppo cerebrale.

In particolare vengono raccomandate 2-3 porzioni di pesce a settimana, fino ad un massimo di 4. È bene preferire alimenti freschi/surgelati a quelli in scatola e pesci di taglia piccola, come alici, sardine, sogliole, per il minor contenuto di mercurio rispetto a quelli di taglia grande (come tonno e pesce spada), che andrebbero limitati (massimo 1 porzione di 100g a settimana).

Infine, cosa evitare?

In primo luogo si consiglia in maniera assoluta di abolire il consumo di alcol, che mette a rischio il coretto sviluppo fetale ed ha come manifestazione più grave la cosiddetta sindrome feto-alcolica. In aggiunta per ridurre il rischio di tossinfezioni, è bene evitare carni, uova e pesci crudi o poco cotti, latte non pastorizzato, formaggi freschi e formaggi da latte crudo, piatti caldi pronti. Per assicurare un minor rischio di tossinfezioni è bene: lavare sempre le mani e le superfici in cucina; tenere separati carne cruda e cibi pronti da mangiare che non necessitano di cottura; cucinare bene gli alimenti in modo tale da raggiungere la giusta temperatura interna.

Per maggiori informazioni www.pensiamociprima.net, www.primadellagravidanza.it, http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=110&area=Vivi_sano 

 

Dott.ssa Giulia Cinelli

Biologa Nutrizionista

Esperta in Nutrizione Pediatrica e Personalizzata

www.centroiltulipano.com