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Il massaggio infantile A.I.M.I.

Cos’è il massaggio infantile?

Il massaggio infantile è un’antica tradizione presente nella cultura di molti paesi e si esprime come un modo di stare con il proprio bambino.

A portarlo in Occidente è stata Vimala McClure, insegnante di yoga americana che ha fatto tesoro della sua esperienza di lavoro in un orfanotrofio in India. Dopo aver imparato il tradizionale massaggio del bambino, ha perfezionato la sequenza unendola alle informazioni e alle tecniche base del massaggio svedese, della riflessologia e dello yoga, dando vita all’International Association of Infant Massage (I.A.I.M.) con l’obiettivo di “favorire il contatto e la comunicazione, attraverso corsi, formazione e ricerche, in modo che i genitori, i bambini e chi si occupa di loro siano amati, valorizzati e rispettati dall’intera comunità mondiale” (I.A.I.M. Mission Statement)

Quali sono i benefici?

L’evidenza clinica e le ricerche scientifiche hanno confermato l’effetto positivo del massaggio sullo sviluppo e sulla maturazione del bambino a livello fisico, psicologico ed emotivo.

I benefici del massaggio, infatti, possono essere suddivisi in quattro categorie:

  1. Stimolazione: aiuta il bambino a costruire precocemente l’immagine di sé attraverso la consapevolezza del proprio schema corporeo, favorisce la crescita della guaina mielinica accelerando le connessioni neuronali e promuove l’integrazione sensoriale. Dona beneficio ai sistemi circolatorio, digerente, respiratorio e immunitario;
  2. Rilassamento: attraverso il massaggio vengono rilasciati ormoni come ossitocina e serotonina che promuovono il bambino a rilassarsi e a scaricare le tensioni, con conseguente acquisizione del ritmo sonno-veglia;
  3. Sollievo: il massaggio dona sollievo ai dolori della crescita come la dentizione e scioglie le tensioni muscolari. Inoltre, è stata messa a punto una sequenza specifica per i dolori delle coliche gassose, donando beneficio anche ai problemi legati alla stipsi.
  4. Interazione: punto fondamentale del programma I.A.I.M. è proprio la facilitazione del processo di bonding ed attaccamento. La pratica del massaggio facilita lo scambio di messaggi affettivi, facendo sentire il bambino amato, ascoltato e sostenuto, anche in situazioni particolari come l’affido e l’adozione. Aiuta le mamme e i papà a capire i segnali del proprio bambino, sostenendoli nell’arte di essere genitori.

A chi è rivolto e in che modalità?

Il massaggio infantile è rivolto ai bambini fino all’anno d’età e ai loro genitori. Il corso si sviluppa in 5 incontri a cadenza settimanale, da un’ora e mezza circa ciascuno in cui viene insegnata una parte di sequenza, seguita da un momento di scambio in cui l’insegnante tratta temi legati al massaggio e alla relazione genitore-bambino, come gli stati comportamentali, il pianto, il bonding e l’attaccamento, la prevenzione delle coliche.

Solo i genitori e i fratellini possono massaggiare il bambino, l’insegnante infatti fa uso di una bambola didattica sulla quale mostra le sequenze.

Cos’è l’A.I.M.I.?

L’A.I.M.I. è l’Associazione Italiana di Massaggio Infantile, nata nel 1989, con sede a Bologna. A portare il massaggio infantile in Italia è stata Benedetta Costa – fisioterapista specializzata sulla prima infanzia e il neonato – dopo aver conosciuto Vimala McClure nel 1983 negli Stati Uniti.

A causa del periodo delicato che stiamo vivendo, il Consiglio Direttivo di A.I.M.I. ha fortemente raccomandato di sospendere i corsi in presenza. Per questo motivo, se siete interessati vivere questa esperienza, vi invitiamo a mandare un’e-mail per essere ricontattati non appena sarà possibile riprendere l’attività in tutta sicurezza.

 

Dott.ssa Claudia Puntillo

Insegnante certificata di Massaggio Infantile A.I.M.I.

Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

Conflitto genitoriale e famiglie separate: c’è un nesso con i Disturbi alimentari?

È ormai chiaro il ruolo che la famiglia svolge all’interno dello sviluppo dei disturbi alimentari in adolescenza. Se, però, cinquanta anni fa la famiglia veniva coinvolta nella terapia in quanto responsabile principale del disturbo stesso, attualmente la direzione è di una ricerca di collaborazione e alleanza con i familiari, in quanto l’adolescente che vive ancora in famiglia può influenzare ed essere a sua volta influenzato dal sistema familiare e dai comportamenti dei suoi membri.

È stato ampiamente dimostrato l’impatto del disturbo alimentare sul sistema familiare, laddove spesso amplifica caratteristiche preesistenti che diventano disfunzionali e possono costituire fattori di mantenimento del disturbo stesso. Avere un figlio con un disturbo alimentare aumenta l’espressione di emozioni negative (criticismo, irritabilità), crea una situazione di freezing rispetto al futuro e di angoscia sul presente, e favorisce comportamenti di iperprotettività (Hooley, 2007). I conflitti aumentano non solo tra genitore e figlio, ma anche tra genitori che spesso hanno idee diverse su come affrontare la malattia.

Tale contesto diventa ancora più complesso se i genitori sono separati. Intuitivamente siamo portati a pensare che le famiglie separate mostrino una maggiore conflittualità nella gestione della co-genitorialità e che questo sia ancora più vero quando nel contesto familiare irrompe il sintomo alimentare. Ma esiste realmente una differenza tra famiglie separate e famiglie unite nel funzionamento familiare? Tale differenza si può riversare, poi, sul sintomo alimentare?

La letteratura e l’esperienza clinica ci suggeriscono che non ci sono grandi differenze tra le famiglie unite di pazienti con Disturbo Alimentare e quelle separate. L’evento separativo di per sé non incide sulla gravità della sintomatologia alimentare e psicopatologica. Piuttosto che il conflitto stesso, infatti, è la gestione del conflitto il fattore che più influenza il funzionamento familiare e l’adattamento del figlio.

La gestione del conflitto è definita come “l’insieme di comportamenti, attitudini, strategie e tattiche messe in atto dai genitori, per interagire all’interno di dinamiche conflittuali” (Malagoli Togliatti et al., 2001).

Una gestione positiva del conflitto genitoriale favorisce il ricorso alla negoziazione e al compromesso, preservando così l’integrità della famiglia, anche nelle situazioni separative (Carone et al., 2017; Criscuolo et al., 2020).

Una gestione negativa del conflitto genitoriale, invece, può portare a esiti negativi nel bambino (in associazione con fattori di rischio e altre caratteristiche individuali dei genitori o del bambino), indipendentemente dal fatto che costui sia direttamente esposto al conflitto o semplicemente ad una genitorialità negativa causata da controversie coniugali irrisolte che influenzano la funzione genitoriale, esponendo il bambino alla mancanza di reattività, calore emotivo e rifiuto (Cummings & Davies, 2010).

La terapia familiare favorisce una rapida remissione dei sintomi e una riduzione dei conflitti familiari, in particolare quelli connessi alla sfera alimentare (Arthur et al, 1995; Onnis et al., 2014; Wallis et al., 2017).

L’intervento potrebbe esplorare i modi in cui la famiglia si è riorganizzata intorno al sintomo alimentare, la possibilità di riconoscere e di affrontare il conflitto e le strategie messe in atto per risolverlo, al fine di sviluppare modalità più costruttive e accompagnare il paziente e la sua famiglia nel delicato processo di guarigione.

Dott.ssa Michela Criscuolo
Psicologa clinica e Psicoterapeuta
Esperta in Psicodiagnostica e in Diritto del Minore, Mediatore Familiare
Rete Psicologi Alimentari (PASS) – Ordine degli Psicologi del Lazio

Photo by Jackson Simmer on Unsplash

Quando la coppia s-coppia. La mediazione familiare: un percorso alternativo alla separazione giudiziale

La separazione (o il divorzio) rappresentano dei “processi” che, inevitabilmente, implicano un’evoluzione, e una conseguente riorganizzazione, delle relazioni familiari rispetto al piano coniugale, genitoriale, familiare e sociale (Malagoli Togliatti, Lubrano, 2002).

Le fasi che precedono la decisione della separazione (ufficializzata con il ricorso ai legali, leggi anche Gratuito patrocinio: requisiti e modalità d’accesso all’assistenza legale gratuita) sono soventemente caratterizzate da una oscillazione di sentimenti con polarità fortemente contrastanti: rabbia, aggressività, disprezzo si alternano a momenti in cui la coppia tenta delle riappacificazioni.

Questa alternanza di cicli può portare alla cronicizzazione del conflitto e ad un inasprimento del clima emotivo familiare che, in alcuni casi, dura per anni con plurime e dolorose battaglie legali in Tribunale (Bohannan, 1973; Kaslow, 1981).  I minori spesso vengono, più o meno consapevolmente, coinvolti dai genitori in queste dinamiche, anche solo come spettatori di eventi che non dipendono da loro ma che hanno delle ripercussioni rispetto alla loro vita. Si pensi, ad esempio, a quante volte avvengono accesi litigi davanti ai bambini o, al contrario, quando la comunicazione si interrompe e vi è quel silenzio ostile.

Nelle fasi successive alla separazione legale, il disaccordo tra coniugi, se non viene adeguatamente gestito, si traduce in un disaccordo genitoriale che colpisce vari ambiti: educazione, tipo di scuola da frequentare, quale sport praticare, etc.

La  Mediazione Familiare si colloca in questo scenario come una forma di prevenzione del conflitto distruttivo che favorisce la tutela del benessere sia dei genitori sia dei minori. Si tratta di un intervento finalizzato alla riorganizzazione delle relazioni familiari in vista o in seguito alla separazione, al divorzio o alla rottura della coppia a qualsiasi titolo costituita (http://www.simef.net/associazione/cosa-e-la-mediazione-familiare/).

Il percorso si focalizza sulla genitorialità in un’ottica diversa da quella vincente-perdente, colpevole-vittima. Infatti, all’interno di un conteso professionale e accogliente, autonomo rispetto all’ambito giudiziario e con la garanzia del segreto professionale, il Mediatore valorizza le competenze di ciascun genitore attraverso una facilitazione del dialogo e dell’ascolto reciproco. Ai genitori viene così ridato il potere di decidere nel miglior interesse per i propri figli, facilitando il raggiungimento di accordi direttamente negoziati tra loro, al fine di mantenere una comune responsabilità genitoriale.

 La mediazione familiare (da non confondere con la mediazione civile) è un percorso che si articola in una serie circoscritta di incontri (solitamente 12 cadenzati una volta ogni 15 giorni, salvo diverse esigenze legate alla tipologia del caso in questione) e può essere totale, quindi focalizzata anche sugli aspetti economici (leggi anche Nuovi parametri per la quantificazione dell’assegno di mantenimento), o parziale, affrontando solo specifici aspetti.

Scegliere un intervento di mediazione ha diversi vantaggi emotivi ed economici:

  1. Aiuta i genitori a riaprire un dialogo costruttivo, valorizzando e sostenendo le rispettive competenze, al fine di poter prendere delle decisioni idonee per il/i loro figlio/i
  2. Tutela il legame genitori -figli
  3. Facilita la comprensione dei bisogni dei propri figli
  4. Riduce i tempi ed i costi di una separazione/divorzio

Il primo colloquio informativo è gratuito.

Per saperne di più consulta il sito: http://www.simef.net/

Dott.ssa  Simona Stefanile

Incontri informativi gratuiti sulla genitorialità

Uno spazio gratuito di apprendimento, un’occasione di confronto tra genitori e professionisti e un momento di ascolto per mamme e papà alle prese con il nuovo bebè!

Gli incontri informativi gratuiti sulla genitorialità hanno lo scopo di creare uno spazio di condivisione tra mamme, papà e gli esperti del settore nelle varie tematiche che interessano le prime fasi della vita del bambino.

Gli incontri si terranno presso la sede del Centro Il Tulipano in via Sciadonna 9/A e avranno una durata di circa due ore ciascuno. Sono aperti a tutti, ma è necessario prenotarsi per garantire un’organizzazione ottimale da parte del Centro scrivendo una mail a centro.iltulipano@gmail.com oppure telefonando alla responsabile del progetto dott.ssa Criscuolo 3931617222.

15.02.2020 | ore 15:30 | Negoziazione e gestione dei conflitti tra neogenitori

L’incontro, a cura delle Dott.sse Criscuolo e Stefanile, psicologhe e mediatrici familiari, approfondirà il tema della genitorialità nei diversi momenti evolutivi della coppia e del bambino. Verranno affrontati i temi di maggiore complessità all’interno della coppia genitoriale (alimentazione, educazione, lavoro e tempo libero) e le possibili strategie di negoziazione e gestione del conflitto. Ampio spazio sarà dato alle esperienze dirette dei partecipanti e alla discussione di gruppo.

22.02.2020 | ore 15:30 | Gioco e linguaggio nei primi anni di vita del bambino

L’obiettivo dell’incontro presentato dalla Logopedista Dott.ssa Del Pinto e dalla Neuropsicomotricista Dott.ssa Puntillo è sensibilizzare circa le situazioni di ritardo del linguaggio nel bambino piccolo e mostrare come il gioco, nelle sue evoluzioni, sia tra i più importanti prerequisiti per l’emergere del linguaggio e come le due competenze procedano parallelamente nel corso dei primi anni di vita del bambino.

07.03.2020 | ore 15:30 | Alimentazione e ciclo di vita del bambino

L’incontro, a cura della Dott.sa Criscuolo, psicologa, e della Dott.ssa Cinelli, biologa nutrizionista, affronterà il tema dell’alimentazione in età pediatrica rispetto alle tappe evolutive del bambino e della famiglia. Partendo dall’allattamento, verranno illustrati i momenti più critici che la coppia genitore-bambino affronta e le possibili strategie da adottare, attraverso un’ottica che integra gli aspetti relazionali e le esigenze alimentari. Verranno inoltre approfonditi i correlati comportamentali legati all’assunzione di specifici alimenti (es. zuccheri e/o carboidrati) e verrà lasciato spazio a eventuali domande e approfondimenti sui temi che maggiormente interessano i partecipanti.

14.03.2020 | ore 15:30 | Vita perinatale: aspetti psichici ed emotivi

A cura della Dott.ssa Scampoli, psicologa psicoterapeuta, l’incontro si concentrerà sulle esperienze immediatamente precedenti e successive la nascita. Verranno toccati temi relativi a nascite premature, lutti perinatali, interruzioni di gravidanza per favorire la condivisione di esperienze anche difficili e complesse. Molto spazio verrà dedicato al racconto di esperienze personali e non, a domande e perplessità su tutti gli aspetti psichici ed emotivi relativi ai temi proposti.

Alimentazione e stili di vita per la salute preconcezionale

La salute preconcezionale è importante per la gravidanza, la salute della coppia e del nascituro

La salute preconcezionale, cioè quella che riguarda il periodo precedente il concepimento, è un fattore di estrema importanza per garantire un normale decorso della gravidanza, ridurre il rischio di Esiti Avversi della Riproduzione (EAR) e assicurare un buono stato di salute sia della mamma che del futuro nascituro.

Una coppia in età fertile che inizia a pensare alla costruzione della propria famiglia dovrebbe occuparsi ancora di più della propria salute ed in particolare dovrebbe mettere in atto alcuni comportamenti protettivi e preventivi (Per saperne di più visita www.mammainforma.it). Di seguito le principali raccomandazioni per la coppia nel preconcezionale.

Stato nutrizionale e alimentazione

E’ importante mantenere un peso corporeo nella norma ed in generale uno stato di nutrizione ottimale. Una malnutrizione per difetto o per eccesso può causare problemi di fertilità, sia nell’uomo che nella donna, problemi durante la gravidanza e incidere sulla salute del feto e del futuro bambino. Adottare un’alimentazione variata di stampo mediterraneo, cioè ricca di alimenti vegetali, come frutta, verdura e legumi, che comprende buon consumo settimanale di pesce (soprattutto azzurro), è importante per la popolazione generale e in particolare per chi progetta di avere un figlio.

Acido folico: pertutte le donne in età fertile è raccomandata l’integrazione quotidiana con 400mcg di acido folico così come l’aumento del consumo di alimenti naturalmente ricchi in folati tra cui: asparagi, broccoletti, rape rosse, bieta, indivia, arance, mandarini, kiwi, fragole, lenticchie, fave. Una folatemia adeguata nella donna in attesa è importante per ridurre il rischio di difetti del tubo neurale, come anencefalia e spina bifida, e altri EAR. Un intervento preventivo è fondamentale in quanto la formazione del tubo neurale avviene nel primissimo periodo di gestazione, fase in cui generalmente la donna non sa ancora di essere incinta.

Attività fisica: uno stile di vita attivo secondo le raccomandazioni OMS è estremamente importante per uno stato di salute ottimale, anche nel periodo preconcezionale  (https://www.who.int/dietphysicalactivity/factsheet_recommendations/en/).

Fumo: è importante l’astensione al fumo della coppia che progetta una gravidanza. L’abitudine al fumo riduce la fertilità sia nell’uomo che nella donna, inoltre sia quello attivo della mamma che quello passivo del papà posso avere effetti diretti sulla salute del feto e del bambino in seguito.

Alcol: nella popolazione generale e in particolare in età fertile è estremamente importante ridurre il consumo di alcol ed evitare il binge drinking, a causa dell’incrementato rischio di infertilità e EAR. In particolare nella donna nel periodo prima del concepimento è importante astenersi il più possibile dall’assunzione di bevande alcoliche, il periodo del concepimento e le prime settimane di gestazione rappresentano il momento di maggiore vulnerabilità per il feto. Una volta a conoscenza della gravidanza la donna deve astenersi completamente dal consumo di alcol.     

Malattie croniche: in caso di malattie come diabete, ipertensione, epilessia è necessario rivolgersi al medico prima di intraprendere una gravidanza. In particolar modo è importante condividere e valutare la gestione della terapia farmacologica.

Oltre a ciò è importante, ove necessario effettuare dei controlli medici. Per esempio per le donne è raccomandato lo screening per la rosolia e ove necessario un intervento di immunizzazione. Data l’importanza della salute preconcezionale, i nuovi LEA hanno incluso una classe di esami  e prestazioni per la coppia specifici per il periodo antecedente il concepimento (http://www.salute.gov.it/BancheDati/anagrafi/GDA).

Bibliografia:

Stephenson, J., Heslehurst, N., Hall, J., Schoenaker, D. A., Hutchinson, J., Cade, J. E., … & Kumaran, K. (2018). Before the beginning: nutrition and lifestyle in the preconception period and its importance for future health. The Lancet391(10132), 1830-1841.

Dott.ssa Giulia Cinelli

Biologa Nutrizionista
Esperta in Nutrizione Pediatrica e Personalizzata

http://www.centroiltulipano.com

Consigli per l’uso: BES, DSA, sostegno e rapporti scuola-famiglia. Come muoversi step by step.

Una guida per il genitore

L’articolo che segue vuole essere una guida per il genitore che sospetta difficoltà nel figlio, aiutarlo a comprendere quali sono i passi da fare, comprendere le varie sigle che incontreranno lungo il percorso e meglio capire i rapporti scuola-famiglia.

Negli ultimi anni sarà spesso capitato di sentir parlare di BES: tale sigla indica Bisogni Educativi Speciali, sono svariati e racchiudono oltre alla disabilità certificata (legge 104/92) e ai Disturbi Specifici d’Apprendimento (legge 170/10, di cui parleremo in seguito), anche difficoltà dovute a svantaggio sociale, culturale e determinato dalla non conoscenza della lingua e della cultura italiana.

Con la direttiva sui BES del 27/12/12 i consigli di classe sono chiamati a redigere, per tutti i casi di alunni con BES, un Piano Educativo Personalizzato (PEP). Questa direttiva estende a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento con il fine di promuovere le potenzialità di ciascuno, adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo.

Quando, invece, nel particolare, si ha il dubbio di trovarsi di fronte ad un bambino che fatica negli apprendimenti scolastici, la scuola è tenuta, secondo quanto stabilisce la legge 170 dell’8 ottobre 2010, a predisporre specifiche attività di recupero e potenziamento. Se, in seguito a queste misure persistono le difficoltà dell’alunno, sarà necessaria una comunicazione alla famiglia. Di fondamentale importanza sarà rivolgersi al più presto agli specialisti sanitari del settore (Neuropsichiatra Infantile, Psicologo, Logopedista) per effettuare una valutazione diagnostica.

Dopo una prima fase di anamnesi, il bambino sarà sottoposto ad una serie di test che valutano l’intelligenza, la lettura, la scrittura, la comprensione del testo, la matematica. In alcuni casi si riterrà opportuno approfondire le capacità linguistiche, di attenzione, di memoria. Quanto ottenuto dalla valutazione verrà poi comunicato alla famiglia tramite relazione scritta.

Molto spesso i genitori non appena ricevuta la diagnosi di Disturbo Specifico d’Apprendimento (DSA) si trovano in difficoltà su quali siano i passi da compiere per garantire la giusta attenzione da parte della scuola.

La famiglia deve consegnare la diagnosi alla scuola che la protocolla, la inserisce nel fascicolo personale dello studente ed informa il coordinatore di classe e/o il referente DSA.

Piano Didattico Personalizzato PDP

Successivamente si richiede stesura di un Piano Didattico Personalizzato PDP, stilato dalla scuola dopo essersi confrontata con la famiglia e lo specialista che ha formulato la diagnosi o i professionisti che hanno in carico il bambino.

La famiglia è tenuta, ad ogni cambio di ciclo scolastico, a consegnare copia della diagnosi e del PDP all’ordine di scuola successivo.

La stesura di un PDP (Piano Didattico Personalizzato) è prevista dalla legge 170/10, che ha come finalità quella di garantire il diritto all’istruzione, favorire il successo scolastico, ridurre i disagi relazionali ed emozionali, favorire una diagnosi precoce. In questo documento la scuola garantisce ed esplicita interventi didattici personalizzati ed individualizzati, con l’indicazione degli strumenti compensativi e delle misure dispensative adottate.

Strumenti compensativi:

  • Sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito d’ascolto;
  • Registratore, che consente allo studente di non scrivere gli appunti della lezione;
  • Programmi di videoscrittura con correttore ortografico, che permettono la realizzazione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori;
  • Calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo;
  • Altri strumenti tecnologicamente meno evoluti quali tabelle, formulari, mappe concettuali.

Misure dispensative:

Le misure dispensative permettono allo studente di svolgere con alcuni accorgimenti o non svolgere le prestazioni che risultano particolarmente difficili a causa del proprio DSA.

  • Interrogazioni programmate;
  • Verifiche orali e non scritte;
  • Tempi supplementari per lo svolgimento delle prove;
  • Valutazione dei contenuti e non della forma;
  • Dispensa dal copiare e dal prendere appunti;
  • Dispensa dall’uso del corsivo.

Il PDP viene costantemente monitorato, verificato e potrà essere modificato nel corso dell’anno scolastico, viene considerato come strumento di lavoro in itinere.

Piano Educativo Individualizzato, PEI

Nel caso di alunni con Disabilità certificata, si redige, invece, un PEI (Piano Educativo Individualizzato), si definisce entro il secondo mese dell’anno scolastico ed è congiuntamente condiviso e stilato tra operatori della scuola, dei servizi sanitari e sociali, in collaborazione con la famiglia.

Il PEI, come il PDP, non è un documento immutabile, viene analizzato nel corso dell’anno per valutarne l’efficacia e modificato, aggiornato o confermato in base agli obiettivi raggiunti e alle necessità emerse durante l’anno. Gli obiettivi possono non essere aderenti al programma ministeriale e si ha quindi un Piano Didattico Differenziato che permetterà di proseguire gli studi ma non ha valore per il conseguimento del titolo di studio: l’allievo consegue un attestato e non un diploma; la famiglia può dare o negare il consenso.

Come e quando richiedere l’insegnante di sostegno.

Anche in questi casi spesso il genitore si chiede come poter accedere alla figura dell’insegnante di Sostegno. Il primo passo è formalizzare una richiesta al servizio di Neuropsichiatria Infantile della ASL di riferimento. Se il medico Neuropsichiatra Infantile ritiene che il minore possa beneficiare della presenza di alcune ore di insegnante di sostegno, questo indicherà di richiedere l’accertamento di handicap (legge 104/92 art.3).

Nel frattempo il Neuropsichiatra Infantile preparerà un documento “Profilo di funzionamento- Diagnosi Funzionale” che evidenzia quello che il bambino sa e non sa fare e in che grado.

In caso di autonomia ridotta le ore di sostegno sono integrabili con ore di assistente all’autonomia e alla comunicazione (AEC).

Per quanto riguarda BES e DSA non hanno diritto alla presenza dell’insegnate di sostegno.

Nella speranza di aver reso più chiaro il percorso che la famiglia congiuntamente con la scuola può intraprendere, si lasciano alcuni riferimenti per ulteriori delucidazioni:

www.aiditalia.org

www.istruzione.it/web/istruzione/dsa

I GENERAL MOVEMENTS: cosa sono e cosa ci rivelano

Lo sviluppo motorio del bambino è un processo complesso che ha il suo inizio fin dalla vita fetale. Il neonato infatti possiede già un repertorio di schemi motori che emergono gradualmente durante la vita prenatale e rimangono immutati nelle prime settimane di vita, diventando poi sempre più controllati e consapevoli.
Heinz Prechtl, pioniere della comprensione del comportamento fetale, pretermine e neonatale, scoprì la stretta correlazione tra l’attività motoria spontanea e lo stato del sistema nervoso del feto e del neonato tramite l’osservazione della qualità e della quantità dei General Movements (GMs).

Cosa sono i General Movements?

I General Movements sono definiti come un repertorio di movimenti spontanei che iniziano e finiscono gradualmente e coinvolgono tutto il corpo, con durata variabile da pochi secondi ad alcuni minuti. Sono variabili nella sequenza in cui braccia, tronco, gambe e collo vengono interessati nel movimento e presentano un crescendo e decrescendo in termini di velocità, intensità e forza. Sono caratterizzati da flessione ed estensione di gambe e braccia, rotazioni e cambi di direzione, che rendono i movimenti eleganti e fluenti e si osservano soprattutto durante il sonno REM, il pianto e la veglia attiva.


Writhing Movements e Fidgety Movements


I primi a manifestarsi sono i Writhing Movements (movimenti “contorsivi”); essi compaiono in epoca prenatale e si manifestano nel pretermine. Nel neonato a termine fino alle 6-9 settimane di vita, hanno ampiezza piccola o media, velocità bassa o moderata e sono di forma tipicamente ellittica. Comprendono la flessione, estensione e rotazione su tutti i piani dello spazio, rendendoli simili a degli stiracchiamenti (movimenti contorsivi, o “writhing”).

A partire dalle 7-9 settimane post-termine, questi movimenti si modificano dal punto di vista qualitativo, diventando continui e più fini: sono i Fidgety Movements, sono circolari, di piccola ampiezza, velocità moderata e accelerazione variabile. Si esprimono durante le settimane successive fino a scomparire intorno alle 15, massimo 20, settimane post-termine. Possono manifestarsi anche insieme ad altri movimenti come lo scalciare, scoppi improvvisi di piacere e movimenti oscillatori.

Dopo le 15 settimane post-termine si sviluppano altri pattern di attività motoria spontanea come il sollevare le gambe, il rotolamento e il toccare gli oggetti.

Cosa rivelano i GMs?

L’osservazione dei GMs è molto importante perché predittiva di neonati a rischio per lo sviluppo disordini evolutivi come le Paralisi Cerebrali Infantili (PCI).

Le deviazioni dalla norma per i Writhing Movements possono essere:
– ipocinesia: assenza quasi totale di GMs
repertorio povero: sequenze monotone e scarsa complessità di movimento
– movimenti crampiformi-sincroni: sono caratterizzati da contrazione e rilasciamento quasi simultaneo dei muscoli
– movimenti caotici: senza fluidità e morbidezza, ma improvvisi e bruschi

I Fidgety Movements invece possono essere:
– anormali: con ampiezza, velocità e andamento a scatti esagerati
– assenti: quando non vengono mai osservati tra la sesta e la ventesima settimana post-termine.

L’individuazione di bambini a rischio evolutivo tramite l’osservazione dei GMs è quindi fondamentale per poter mettere in atto un intervento precoce e globale che li accompagni verso il raggiungimento del loro massimo potenziale di sviluppo.

Dott.ssa Claudia Puntillo
Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE)