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Tag: infanzia

Il massaggio infantile A.I.M.I.

Cos’è il massaggio infantile?

Il massaggio infantile è un’antica tradizione presente nella cultura di molti paesi e si esprime come un modo di stare con il proprio bambino.

A portarlo in Occidente è stata Vimala McClure, insegnante di yoga americana che ha fatto tesoro della sua esperienza di lavoro in un orfanotrofio in India. Dopo aver imparato il tradizionale massaggio del bambino, ha perfezionato la sequenza unendola alle informazioni e alle tecniche base del massaggio svedese, della riflessologia e dello yoga, dando vita all’International Association of Infant Massage (I.A.I.M.) con l’obiettivo di “favorire il contatto e la comunicazione, attraverso corsi, formazione e ricerche, in modo che i genitori, i bambini e chi si occupa di loro siano amati, valorizzati e rispettati dall’intera comunità mondiale” (I.A.I.M. Mission Statement)

Quali sono i benefici?

L’evidenza clinica e le ricerche scientifiche hanno confermato l’effetto positivo del massaggio sullo sviluppo e sulla maturazione del bambino a livello fisico, psicologico ed emotivo.

I benefici del massaggio, infatti, possono essere suddivisi in quattro categorie:

  1. Stimolazione: aiuta il bambino a costruire precocemente l’immagine di sé attraverso la consapevolezza del proprio schema corporeo, favorisce la crescita della guaina mielinica accelerando le connessioni neuronali e promuove l’integrazione sensoriale. Dona beneficio ai sistemi circolatorio, digerente, respiratorio e immunitario;
  2. Rilassamento: attraverso il massaggio vengono rilasciati ormoni come ossitocina e serotonina che promuovono il bambino a rilassarsi e a scaricare le tensioni, con conseguente acquisizione del ritmo sonno-veglia;
  3. Sollievo: il massaggio dona sollievo ai dolori della crescita come la dentizione e scioglie le tensioni muscolari. Inoltre, è stata messa a punto una sequenza specifica per i dolori delle coliche gassose, donando beneficio anche ai problemi legati alla stipsi.
  4. Interazione: punto fondamentale del programma I.A.I.M. è proprio la facilitazione del processo di bonding ed attaccamento. La pratica del massaggio facilita lo scambio di messaggi affettivi, facendo sentire il bambino amato, ascoltato e sostenuto, anche in situazioni particolari come l’affido e l’adozione. Aiuta le mamme e i papà a capire i segnali del proprio bambino, sostenendoli nell’arte di essere genitori.

A chi è rivolto e in che modalità?

Il massaggio infantile è rivolto ai bambini fino all’anno d’età e ai loro genitori. Il corso si sviluppa in 5 incontri a cadenza settimanale, da un’ora e mezza circa ciascuno in cui viene insegnata una parte di sequenza, seguita da un momento di scambio in cui l’insegnante tratta temi legati al massaggio e alla relazione genitore-bambino, come gli stati comportamentali, il pianto, il bonding e l’attaccamento, la prevenzione delle coliche.

Solo i genitori e i fratellini possono massaggiare il bambino, l’insegnante infatti fa uso di una bambola didattica sulla quale mostra le sequenze.

Cos’è l’A.I.M.I.?

L’A.I.M.I. è l’Associazione Italiana di Massaggio Infantile, nata nel 1989, con sede a Bologna. A portare il massaggio infantile in Italia è stata Benedetta Costa – fisioterapista specializzata sulla prima infanzia e il neonato – dopo aver conosciuto Vimala McClure nel 1983 negli Stati Uniti.

A causa del periodo delicato che stiamo vivendo, il Consiglio Direttivo di A.I.M.I. ha fortemente raccomandato di sospendere i corsi in presenza. Per questo motivo, se siete interessati vivere questa esperienza, vi invitiamo a mandare un’e-mail per essere ricontattati non appena sarà possibile riprendere l’attività in tutta sicurezza.

 

Dott.ssa Claudia Puntillo

Insegnante certificata di Massaggio Infantile A.I.M.I.

Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

Pacchetto valutazione logopedica e neuropsicomotoria

Il Centro “Il Tulipano”, dopo il periodo delicato appena trascorso, ha pensato di andare incontro alle famiglie proponendo degli incontri valutativi a sostegno di un intervento globale e su misura per il bambino.

Vi aspettiamo per un primo incontro gratuito!

Giocare con i bambini – 1

Qualche suggerimento di gioco per divertire i nostri bimbi e lavorare, contemporaneamente, sulla motricità fine, sulla capacità di astrazione e di categorizzazione… Ce lo spiega la dott.ssa Claudia Puntillo, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva del Centro il Tulipano.

Attività consigliata dai 3 anni.

Clicca qui per vedere il video e lasciare un commento!

Il barattolo della calma

Un’idea per aiutare i bambini a ritrovare la serenità

Anche i bambini provano rabbia e frustrazione. Come aiutarli a gestire queste emozioni, ancora più frequenti durante questo difficile periodo?

La nostra terapista della neuro e psicomotricità, dott.ssa Claudia Puntillo, ci propone una strategia semplice ma efficace da fare in casa: il barattolo della calma!

Clicca qui per vedere il video e lasciare un commento!

#iorestoacasa Guida per i genitori

Siamo nel bel mezzo di una grave emergenza sanitaria a causa della diffusione del Covid-19, non ci sono obiettivi a breve termine riguardo la ripresa delle attività, sono tanti giorni che siamo a casa, tanti giorni in cui i genitori stanno creando di tutto per tenere impegnati i bambini. Con l’andare avanti nelle settimane, si rischia, però, di perdere un po’ la cognizione del tempo e di trovare sempre più difficoltà nella gestione dei bambini.

Ecco un piccolo suggerimento per far mantenere ai bimbi (anche i più piccoli) una routine quotidiana e ridurre i livelli di ansia, per aiutarli a prevedere cosa li aspetterà nell’arco della giornata.

Create insieme un’agenda visiva giornaliera. È uno strumento per visualizzare velocemente la successione delle attività giornaliere utilizzando foto ed immagini.

Come strutturare la giornata?

Sveglia

Cerchiamo di stabilire un orario per la sveglia, che non sia troppo distante da quello a cui erano abituati quado andavano a scuola. La regolazione del ritmo sonno-veglia permette al bambino di trascorrere meglio la giornata, senza innervosirsi, ed avita che si addormentino troppo tardi.

Colazione

Siamo abituati a correre dalla mattina alla sera. Anche il momento della colazione è sempre una corsa contro il tempo. Cambiamo i nostri ritmi e le nostre abitudini e prepariamo un bel pasto tutti insieme, proponendo ben altro che il solito latte e biscotti. I bambini aiuteranno volentieri la mamma ed il papà a preparare la tavola e cucinare.

Igiene personale

Di solito i genitori per non far tardi si sostituiscono ai bambini. Ad oggi, con tutti i limiti del momento, abbiamo recuperato TEMPO,  quale momento migliore per provare da soli? Possiamo permetterci di rispettare i loro tempi, perciò puntiamo alla loro autonomia.

Lavori domestici

I bambini guardano noi adulti come modelli da imitare, perché non approfittare per proporre loro alcuni lavori domestici? Non pretendiamo la perfezione ma premiamo il loro impegno. Anche ai bambini più piccoli, già dai due anni, possiamo chiedere di aiutarci a rifare il letto, a spolverare, aiutarci ad apparecchiare la tavola, gettare i rifiuti nei vari cestini per la raccolta differenziata, aiutare a stendere il bucato, innaffiare le piante, sistemare la biancheria nel proprio cassetto, per arrivare a chiedere ai più grandi di lavare i piatti o scaricare la lavastoviglie, riempire le ciotole dei propri animali domestici, aiutare a riordinare la spesa. I bambini si sentiranno più efficienti ed incoraggiandoli all’autonomia li aiuteremo nella loro crescita psicosociale.

Compiti

La maggior parte delle scuole è riuscita ad organizzarsi con la teledidattica. I bambini saranno impegnati 2-3 ore al mattino con le attività scolastiche, mentre per i più piccoli è il momento buono per proporre giochi che vadano a potenziare abilità attentive, di coordinazione motoria, di motricità fine.

Gioco

Facciamo sperimentare ai bambini, sempre troppo impegnati in mille attività, il gioco libero suddividendolo in gioco movimentato (balli, palla, ruba bandiera…) e gioco tranquillo per i più grandi che non riposano nel primo pomeriggio (disegno, puzzle, carte, forza4…).

Pranzo

Dopo tanto impegno ci vuole un bel pranzo. Ora sì che possiamo preparare un buon pasto salutare ed invitare il bambino a sperimentare nuovi cibi. Fatevi aiutare dai ragazzi ad apparecchiare, cucinare, sparecchiare, lavare i piatti.

Riposino o gioco tranquillo

Sia grandi che piccoli hanno bisogno di ricaricarsi, per non parlare dei genitori!

Merenda

Prepariamo insieme una merenda sana: un ciambellone gustoso, una spremuta di arance, una fetta di pane e pomodoro…

Gioco

Non si finisce mai di divertirsi. È il momento per i bambini di sperimentare giochi che si stanno andando perdendo. Con queste belle giornate di primavera giochiamo a campana, a corda, non servono grandi spazi, basta tanta fantasia.

Cena

Si può parlare di quali attività organizzare insieme domani. Renderli partecipi dell’organizzazione della giornata, fornire orari per i più grandi, li aiuterà ad imparare a gestire il tempo, a regolarsi ed essere più responsabili. Ricordiamoci di farli partecipare ai lavori domestici.

Serata

Dopo esserci messi il pigiama, lavati, puliti i denti, possiamo rilassarci un pochino, leggere storie, guadare la tv.

Buonanotte

Dopo una giornata intensa è l’ora di dormire. È importante che il bambino si addormenti ad un orario regolare per poter affrontare al meglio la nuova giornata.

Incontri informativi gratuiti sulla genitorialità

Uno spazio gratuito di apprendimento, un’occasione di confronto tra genitori e professionisti e un momento di ascolto per mamme e papà alle prese con il nuovo bebè!

Gli incontri informativi gratuiti sulla genitorialità hanno lo scopo di creare uno spazio di condivisione tra mamme, papà e gli esperti del settore nelle varie tematiche che interessano le prime fasi della vita del bambino.

Gli incontri si terranno presso la sede del Centro Il Tulipano in via Sciadonna 9/A e avranno una durata di circa due ore ciascuno. Sono aperti a tutti, ma è necessario prenotarsi per garantire un’organizzazione ottimale da parte del Centro scrivendo una mail a centro.iltulipano@gmail.com oppure telefonando alla responsabile del progetto dott.ssa Criscuolo 3931617222.

15.02.2020 | ore 15:30 | Negoziazione e gestione dei conflitti tra neogenitori

L’incontro, a cura delle Dott.sse Criscuolo e Stefanile, psicologhe e mediatrici familiari, approfondirà il tema della genitorialità nei diversi momenti evolutivi della coppia e del bambino. Verranno affrontati i temi di maggiore complessità all’interno della coppia genitoriale (alimentazione, educazione, lavoro e tempo libero) e le possibili strategie di negoziazione e gestione del conflitto. Ampio spazio sarà dato alle esperienze dirette dei partecipanti e alla discussione di gruppo.

22.02.2020 | ore 15:30 | Gioco e linguaggio nei primi anni di vita del bambino

L’obiettivo dell’incontro presentato dalla Logopedista Dott.ssa Del Pinto e dalla Neuropsicomotricista Dott.ssa Puntillo è sensibilizzare circa le situazioni di ritardo del linguaggio nel bambino piccolo e mostrare come il gioco, nelle sue evoluzioni, sia tra i più importanti prerequisiti per l’emergere del linguaggio e come le due competenze procedano parallelamente nel corso dei primi anni di vita del bambino.

07.03.2020 | ore 15:30 | Alimentazione e ciclo di vita del bambino

L’incontro, a cura della Dott.sa Criscuolo, psicologa, e della Dott.ssa Cinelli, biologa nutrizionista, affronterà il tema dell’alimentazione in età pediatrica rispetto alle tappe evolutive del bambino e della famiglia. Partendo dall’allattamento, verranno illustrati i momenti più critici che la coppia genitore-bambino affronta e le possibili strategie da adottare, attraverso un’ottica che integra gli aspetti relazionali e le esigenze alimentari. Verranno inoltre approfonditi i correlati comportamentali legati all’assunzione di specifici alimenti (es. zuccheri e/o carboidrati) e verrà lasciato spazio a eventuali domande e approfondimenti sui temi che maggiormente interessano i partecipanti.

14.03.2020 | ore 15:30 | Vita perinatale: aspetti psichici ed emotivi

A cura della Dott.ssa Scampoli, psicologa psicoterapeuta, l’incontro si concentrerà sulle esperienze immediatamente precedenti e successive la nascita. Verranno toccati temi relativi a nascite premature, lutti perinatali, interruzioni di gravidanza per favorire la condivisione di esperienze anche difficili e complesse. Molto spazio verrà dedicato al racconto di esperienze personali e non, a domande e perplessità su tutti gli aspetti psichici ed emotivi relativi ai temi proposti.

Come posso staccare mio figlio dai videogiochi?

Regole di sopravvivenza genitori-figli sull’uso dei videogames

Alla soglia del 2020 possiamo facilmente ammettere che i videogiochi sono entrati a fare parte delle nostra quotidianità, in particolare nella vita dei bambini. Ormai è una consuetudine passare davanti ad una scuola e vedere gli alunni che aspettano l’entrata inchiodati sui loro telefonini, per fare l’ultima partita prima del suono della campanella o entrare in un ristorante e vedere al tavolo accanto qualche bambino “parcheggiato” di fronte allo smartphone, invece di correre fra i tavoli.

Il problema spesso sorge nel momento in cui decidiamo che è arrivato il momento di farli smettere, o perché abbiamo finito la cena ed è “ora di andare”, o perché bisogna cominciare a fare i compiti, o semplicemente perché ci accorgiamo che è passato troppo tempo da quando nostro figlio ha accesso la consolle o il cellulare. Sono rare le volte in cui ci verrà risposto “Va bene, spengo immediatamente”, sarà molto più probabile l’inizio del solito braccio di ferro: “aspetta, finisco la partita”, “dai solo altri 5 minuti”, fino all’insorgere di veri e proprio comportamenti oppositivi (talvolta anche aggressivi).

Parlare di dipendenza da videogames è ormai troppo generico (leggi anche I social network e il loro effetto sulla mente). Un articolo uscito sul Wall Street Journal mette in evidenza come il problema sia soprattutto neurologico: in questo tipo di comportamento viene imputata principalmente la corteccia prefrontale, la parte del cervello deputata alla gestione degli impulsi, e il sistema della ricompensa, dato che il nostro cervello è programmato per ricercare un appagamento. L’appagamento arriva nei videogiochi al termine di una partita, nel momento in cui c’è stato un esito positivo, ma sarà anche la frustrazione della sconfitta a farci cominciare una nuova partita.

Inoltre i videogiochi attuali sono programmati in maniera tale che le partite siano brevi (come per esempio quelli degli smartphone) e che ci siano sia degli aspetti di crescita di difficoltà rispetto al livello (in maniera tale da non abituarsi all’appagamento iniziale), ma anche rispetto ai personaggi che di volta in volta possiamo acquisire. Ciò comporta che a volte si è costretti a “shoppare” (acquistare) per rimanere al passo con gli altri utenti. I videogame sono concepiti per offrire piccole ricompense intermittenti e non conclusive, che spingono a continuare il gioco. La fine in realtà non esiste perché le app vengono aggiornate in continuazione, con nuovi livelli da superare o nuovi personaggi da sbloccare.

Forse adesso sarà più chiaro il motivo per cui è difficile interrompere un videogame, ma come poter risolvere questo problema?

In primis bisogna stabilire insieme ai bambini un sistema di regole di base condiviso, in particolare sulla quantità di tempo che si può trascorrere a giocare (preferibilmente non più di un’ora al giorno). L’importante è che tale quantità non sia variabile. Spesso alcuni genitori preferiscono parcheggiare i figli davanti ad un televisore durante il fine settimana, per poi pretendere di limitarne l’uso solo quando gli fa più comodo.

In ogni caso, aiuta anche avvisare i bambini una manciata di minuti prima dell’interruzione, in modo che si possano autoregolare (può essere utile mettere un timer che suoni allo scadere del termine del tempo). E’ inoltre utile fare delle pause, durante il gioco, in maniera tale che non si arrivi ad uno stato di alienazione e che ci sia un tempo di recupero della stanchezza cognitiva e visiva. Proprio perché questa stanchezza può, a volte, limitare le performance cognitive ed attentive, sarebbe sicuramente più opportuno fare prima i compiti e successivamente iniziare a giocare.

Ovviamente il contenuto dei videogame deve essere sempre adatto all’età del bambino, ci sono giochi che possono addirittura favorire lo sviluppo di competenze e il potenziamento di altre.

E’ fondamentale che l’uso dei videogiochi sia limitato e sia sempre alternato ad attività sportive, di gioco all’aperto e di socializzazione con gli altri. Si dovrebbe evitare il più possibile di avere le consolle o i telefonini nelle proprie camere, per poter essere supervisionati dagli adulti, perché dato che il sistema di regolazione e della ricompensa del bambino non è ancora sufficientemente maturo, serve un limite imposto dall’esterno, ovvero dal genitore.

Infine, il genitore deve essere il primo a rispettare tali regole, limitando l’uso del proprio smartphone, altrimenti non possiamo arrabbiarci quando nostro figlio non si riesce a staccare dai videogame quando siamo noi i primi a non riuscire a staccarci dai social.

Alimentazione e stili di vita per la salute preconcezionale

La salute preconcezionale è importante per la gravidanza, la salute della coppia e del nascituro

La salute preconcezionale, cioè quella che riguarda il periodo precedente il concepimento, è un fattore di estrema importanza per garantire un normale decorso della gravidanza, ridurre il rischio di Esiti Avversi della Riproduzione (EAR) e assicurare un buono stato di salute sia della mamma che del futuro nascituro.

Una coppia in età fertile che inizia a pensare alla costruzione della propria famiglia dovrebbe occuparsi ancora di più della propria salute ed in particolare dovrebbe mettere in atto alcuni comportamenti protettivi e preventivi (Per saperne di più visita www.mammainforma.it). Di seguito le principali raccomandazioni per la coppia nel preconcezionale.

Stato nutrizionale e alimentazione

E’ importante mantenere un peso corporeo nella norma ed in generale uno stato di nutrizione ottimale. Una malnutrizione per difetto o per eccesso può causare problemi di fertilità, sia nell’uomo che nella donna, problemi durante la gravidanza e incidere sulla salute del feto e del futuro bambino. Adottare un’alimentazione variata di stampo mediterraneo, cioè ricca di alimenti vegetali, come frutta, verdura e legumi, che comprende buon consumo settimanale di pesce (soprattutto azzurro), è importante per la popolazione generale e in particolare per chi progetta di avere un figlio.

Acido folico: pertutte le donne in età fertile è raccomandata l’integrazione quotidiana con 400mcg di acido folico così come l’aumento del consumo di alimenti naturalmente ricchi in folati tra cui: asparagi, broccoletti, rape rosse, bieta, indivia, arance, mandarini, kiwi, fragole, lenticchie, fave. Una folatemia adeguata nella donna in attesa è importante per ridurre il rischio di difetti del tubo neurale, come anencefalia e spina bifida, e altri EAR. Un intervento preventivo è fondamentale in quanto la formazione del tubo neurale avviene nel primissimo periodo di gestazione, fase in cui generalmente la donna non sa ancora di essere incinta.

Attività fisica: uno stile di vita attivo secondo le raccomandazioni OMS è estremamente importante per uno stato di salute ottimale, anche nel periodo preconcezionale  (https://www.who.int/dietphysicalactivity/factsheet_recommendations/en/).

Fumo: è importante l’astensione al fumo della coppia che progetta una gravidanza. L’abitudine al fumo riduce la fertilità sia nell’uomo che nella donna, inoltre sia quello attivo della mamma che quello passivo del papà posso avere effetti diretti sulla salute del feto e del bambino in seguito.

Alcol: nella popolazione generale e in particolare in età fertile è estremamente importante ridurre il consumo di alcol ed evitare il binge drinking, a causa dell’incrementato rischio di infertilità e EAR. In particolare nella donna nel periodo prima del concepimento è importante astenersi il più possibile dall’assunzione di bevande alcoliche, il periodo del concepimento e le prime settimane di gestazione rappresentano il momento di maggiore vulnerabilità per il feto. Una volta a conoscenza della gravidanza la donna deve astenersi completamente dal consumo di alcol.     

Malattie croniche: in caso di malattie come diabete, ipertensione, epilessia è necessario rivolgersi al medico prima di intraprendere una gravidanza. In particolar modo è importante condividere e valutare la gestione della terapia farmacologica.

Oltre a ciò è importante, ove necessario effettuare dei controlli medici. Per esempio per le donne è raccomandato lo screening per la rosolia e ove necessario un intervento di immunizzazione. Data l’importanza della salute preconcezionale, i nuovi LEA hanno incluso una classe di esami  e prestazioni per la coppia specifici per il periodo antecedente il concepimento (http://www.salute.gov.it/BancheDati/anagrafi/GDA).

Bibliografia:

Stephenson, J., Heslehurst, N., Hall, J., Schoenaker, D. A., Hutchinson, J., Cade, J. E., … & Kumaran, K. (2018). Before the beginning: nutrition and lifestyle in the preconception period and its importance for future health. The Lancet391(10132), 1830-1841.

Dott.ssa Giulia Cinelli

Biologa Nutrizionista
Esperta in Nutrizione Pediatrica e Personalizzata

http://www.centroiltulipano.com

Consigli per l’uso: BES, DSA, sostegno e rapporti scuola-famiglia. Come muoversi step by step.

Una guida per il genitore

L’articolo che segue vuole essere una guida per il genitore che sospetta difficoltà nel figlio, aiutarlo a comprendere quali sono i passi da fare, comprendere le varie sigle che incontreranno lungo il percorso e meglio capire i rapporti scuola-famiglia.

Negli ultimi anni sarà spesso capitato di sentir parlare di BES: tale sigla indica Bisogni Educativi Speciali, sono svariati e racchiudono oltre alla disabilità certificata (legge 104/92) e ai Disturbi Specifici d’Apprendimento (legge 170/10, di cui parleremo in seguito), anche difficoltà dovute a svantaggio sociale, culturale e determinato dalla non conoscenza della lingua e della cultura italiana.

Con la direttiva sui BES del 27/12/12 i consigli di classe sono chiamati a redigere, per tutti i casi di alunni con BES, un Piano Educativo Personalizzato (PEP). Questa direttiva estende a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento con il fine di promuovere le potenzialità di ciascuno, adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo.

Quando, invece, nel particolare, si ha il dubbio di trovarsi di fronte ad un bambino che fatica negli apprendimenti scolastici, la scuola è tenuta, secondo quanto stabilisce la legge 170 dell’8 ottobre 2010, a predisporre specifiche attività di recupero e potenziamento. Se, in seguito a queste misure persistono le difficoltà dell’alunno, sarà necessaria una comunicazione alla famiglia. Di fondamentale importanza sarà rivolgersi al più presto agli specialisti sanitari del settore (Neuropsichiatra Infantile, Psicologo, Logopedista) per effettuare una valutazione diagnostica.

Dopo una prima fase di anamnesi, il bambino sarà sottoposto ad una serie di test che valutano l’intelligenza, la lettura, la scrittura, la comprensione del testo, la matematica. In alcuni casi si riterrà opportuno approfondire le capacità linguistiche, di attenzione, di memoria. Quanto ottenuto dalla valutazione verrà poi comunicato alla famiglia tramite relazione scritta.

Molto spesso i genitori non appena ricevuta la diagnosi di Disturbo Specifico d’Apprendimento (DSA) si trovano in difficoltà su quali siano i passi da compiere per garantire la giusta attenzione da parte della scuola.

La famiglia deve consegnare la diagnosi alla scuola che la protocolla, la inserisce nel fascicolo personale dello studente ed informa il coordinatore di classe e/o il referente DSA.

Piano Didattico Personalizzato PDP

Successivamente si richiede stesura di un Piano Didattico Personalizzato PDP, stilato dalla scuola dopo essersi confrontata con la famiglia e lo specialista che ha formulato la diagnosi o i professionisti che hanno in carico il bambino.

La famiglia è tenuta, ad ogni cambio di ciclo scolastico, a consegnare copia della diagnosi e del PDP all’ordine di scuola successivo.

La stesura di un PDP (Piano Didattico Personalizzato) è prevista dalla legge 170/10, che ha come finalità quella di garantire il diritto all’istruzione, favorire il successo scolastico, ridurre i disagi relazionali ed emozionali, favorire una diagnosi precoce. In questo documento la scuola garantisce ed esplicita interventi didattici personalizzati ed individualizzati, con l’indicazione degli strumenti compensativi e delle misure dispensative adottate.

Strumenti compensativi:

  • Sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito d’ascolto;
  • Registratore, che consente allo studente di non scrivere gli appunti della lezione;
  • Programmi di videoscrittura con correttore ortografico, che permettono la realizzazione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori;
  • Calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo;
  • Altri strumenti tecnologicamente meno evoluti quali tabelle, formulari, mappe concettuali.

Misure dispensative:

Le misure dispensative permettono allo studente di svolgere con alcuni accorgimenti o non svolgere le prestazioni che risultano particolarmente difficili a causa del proprio DSA.

  • Interrogazioni programmate;
  • Verifiche orali e non scritte;
  • Tempi supplementari per lo svolgimento delle prove;
  • Valutazione dei contenuti e non della forma;
  • Dispensa dal copiare e dal prendere appunti;
  • Dispensa dall’uso del corsivo.

Il PDP viene costantemente monitorato, verificato e potrà essere modificato nel corso dell’anno scolastico, viene considerato come strumento di lavoro in itinere.

Piano Educativo Individualizzato, PEI

Nel caso di alunni con Disabilità certificata, si redige, invece, un PEI (Piano Educativo Individualizzato), si definisce entro il secondo mese dell’anno scolastico ed è congiuntamente condiviso e stilato tra operatori della scuola, dei servizi sanitari e sociali, in collaborazione con la famiglia.

Il PEI, come il PDP, non è un documento immutabile, viene analizzato nel corso dell’anno per valutarne l’efficacia e modificato, aggiornato o confermato in base agli obiettivi raggiunti e alle necessità emerse durante l’anno. Gli obiettivi possono non essere aderenti al programma ministeriale e si ha quindi un Piano Didattico Differenziato che permetterà di proseguire gli studi ma non ha valore per il conseguimento del titolo di studio: l’allievo consegue un attestato e non un diploma; la famiglia può dare o negare il consenso.

Come e quando richiedere l’insegnante di sostegno.

Anche in questi casi spesso il genitore si chiede come poter accedere alla figura dell’insegnante di Sostegno. Il primo passo è formalizzare una richiesta al servizio di Neuropsichiatria Infantile della ASL di riferimento. Se il medico Neuropsichiatra Infantile ritiene che il minore possa beneficiare della presenza di alcune ore di insegnante di sostegno, questo indicherà di richiedere l’accertamento di handicap (legge 104/92 art.3).

Nel frattempo il Neuropsichiatra Infantile preparerà un documento “Profilo di funzionamento- Diagnosi Funzionale” che evidenzia quello che il bambino sa e non sa fare e in che grado.

In caso di autonomia ridotta le ore di sostegno sono integrabili con ore di assistente all’autonomia e alla comunicazione (AEC).

Per quanto riguarda BES e DSA non hanno diritto alla presenza dell’insegnate di sostegno.

Nella speranza di aver reso più chiaro il percorso che la famiglia congiuntamente con la scuola può intraprendere, si lasciano alcuni riferimenti per ulteriori delucidazioni:

www.aiditalia.org

www.istruzione.it/web/istruzione/dsa